Il mondo io lo conosco per davvero. L'ho visto con questi occhi, l'ho toccato con queste mani. La maggior parte della gente si accontata di immaginare, in fondo, il mondo, ascoltando le canzoni, i racconti e leggendo i giornali e i libri di chi l'ha vissuto, o piu spesso, di chi finge che sia cosi'. Non ho radici, oppure potrei dire che le radici della mia famiglia sono come quelle del cajueiro, e coprono chilometri, attraversano i mari e dalla libera Irlanda arrivano fino all'Australia.
Ho attraversato, sfrecciando con il nostro buggy, in questa vita che scorre via ogni momento e non tornerà piu', tutta la Russia, il deserto dei Gobi, l'Africa. Ho visto montagne lasciare spazio inspiegabilmente a pianure senza fine, sono stato in mezzo all'oceano, dove milioni di stelle toccavano il mare e sembrava di fluttuare dolcemente nello spazio.
Ho visto città povere e ricche, grattacieli di vetro e baracche di legno, nei palazzi del potere non ci ho mai messo piede, ma ho vissuto nella città dell'utopia. Una città fatta da persone che vogliono ricostruire il mondo da capo, e che esiste da trent'anni, nella grande Danimarca.
In questa vita in cui il tempo sembra concentrarsi senza lasciare spazio all'immaginazione, perché la realtà qui la supera, ogni fatto, immagine, persona, ha lasciato un piccolo segno sul mio volto, non dimostro alcuna età definibile.
Ora, mentre alle otto del mattino vedo passare la gente che va al lavoro, ora che sono tornato come ogni volta nella mia città natale, sento che il mondo mi appartiene e non ne sono parte, potrei vagare ore sotto la pioggia d'Irlanda o di qualunque altro posto, fermarmi a brindare con qualche sconosciuto che presto diventerà un amico, in qualunque luogo, per scoprire che non ho nessun posto dove fermarmi, non c'è nulla che voglio ottenere. Vedo la gente camminare indifferente, lasciarsi vivere, sognare, agire e lottare, scendere in piazza per commemorare le proprie vittorie, me ne compiaccio, vi osservo lieto come un fotografo esperto. Un fotografo che non ha la macchina per condividire le sensazioni di cio' che ha vissuto, perché nessuna macchina potrà mai rendere l'idea dei profumi, dei suoni portati dal vento, dello sfiorare l'infinito.
E questo fascino che mi circonda, quest'ombra di silenzio e mistero, che catalizza inspiegabilmente la vostra attenzione, che procura, al soffermarsi dello sguardo, ammirazione, non è altro che solitudine.