Nessuno ti salverà, una frase sospesa nel vuoto, nessuno ti salverà, una frase sussurrata dentro le orecchie, ossessivamente, mentre attraversa la strada intasata dal traffico, le macchine la sfiorano rallentando vicino al semaforo, nessuno ti salverà, una frase dura, inattaccabile, come una pietra levigata, e concreta, anche, come una pietra. Ricordatelo sempre che dal momento che ti appoggi a qualcosa, inevitabilmente tradirà le tue aspettative, e ne soffrirai, perché la vita è sofferenza. Non accettare la sofferenza è fuggire la vita.
"Allora potrei non attraversare questa arteria che ora al tramonto è un fiume di luci, rumore, aria inquinata, il clacson dei camion mi fa sussultare, non ci sono le strisce penodali. E rimanere a guardare il traffico scorrrere, ben protetta dal marciapiedi e dal guard rail, attendere ore che il traffico diminuisca, attendere di invecchiare, perché un giovanotto d'altri tempi fermi le macchine per me e mi offra il braccio per andare dall'altra parte. E arrivare con un sospiro di sollievo pensando che in fondo sarebbe stato facile, se fossi stata un giovanotto.
Ma la gente cammina sul bordo guardando a terra, frastornata dal rumore e dallo smog. Non si guardano, non si sorridono. Se si conoscessero, non entrerebbero in sintonia, non si sentirebbero parte dello stesso mondo. Se si conoscessero, come a volte capita nei piccoli paesi, traccerebbero una linea di demarcazione netta, guardandosi in faccia, nella sala d'attesa del dottore, conoscendo i reciproci peccati. "Sono molto meglio di te" sembra ribadire con un'occhiata obliqua una ragazza vestita in modo sobrio, che stringe leggermente le labbra mentre si alza quando è il suo turno. Si sente superiore solo perché è ignorante. Nel senso che ignora. Le persone sono sempre sole. Non lo sa, che sarà sola quando suo zio morirà, e le tornerà in mente nel bel mezzo di una cena, ad una riunione di lavoro, dal panettiere. Sarà sola di fronte a suomarito quando dopo dieci anni di matrimonio sarà costetta a spiegargli un suo errore, proprio lei, impeccabile e immacolata.
E trovare la pace, in questo piccolo angolo tra due strade, lontana dai giudizi e dal rumore, senza volersi alzare dalla panchina, tra odore di umido e di urina, sarebbe meraviglioso".
Ma è qualcosa che non succederà mai perché ovunque si trovi, la ragazza che ha attraversato la strada sentirà sempre odore di umido che ti sale alla gola e soffoca il respiro, come nelle sale d'attesa del dottore, dove più che attendere di guarire, ci si ammala.
Le notti dell'Est precipitano urlando nel vuoto. Sono un vorticare di stoffa, di sorrisi, capelli, fiato affannato e sudore. Le notti dell'Est sono un fuoco che ci divora fino all'alba, caldo che ci fa sudare, sono danze risate frastuono e strade che non tornano. Sono discorsi che sfiorano il baratro più nero come se niente fosse in contrasto con una festa che tutto comprende. Le notti dell'Est scoppiano di calore e non c'è tempo per riposare. Ti strappano dal ventre fobie e illusioni. Si divorano anche il giorno nel tempo che corre a una velocità impazzita, così veloce che drammi e passioni si consumano in ore, scorrono sulla pelle senza farti troppo male. Le braci non ti ustionano dopo aver lanciato le fiamme alle stelle, sono castelli fragili che si sfaldano da sé. I giorni e le notti dell'Est ti lasciano cadavere sulla spiaggia, levigato e nuovo come un sasso bagnato dal mare.
Nel sole polveroso del pomeriggio guardo i barboni tra muri bucati e fontane.
Ancora ruotano. Non vorrei mai toccare terra.