“Le donne sono tutte puttane” dice il mio capo a pranzo, con il solito sorriso beffardo che adoro. Non avesse mai pronunciato quella frase: parte Steffy e chi la ferma più. Un comizio che mi chiude lo stomaco per almeno mezz’ora. Non è possibile dividere il mondo in uomini e puttane. Non è possibile ragionare battendo sempre sullo stesso chiodo. E basta. Con questi luoghi comuni. Esasperata da discorsi che la martellano sempre uguali. - Lei è la sua segretaria, e, nella vita privata, la sua amante.
Però mi guardo intorno: le donne non sono affatto delle puttane. Le donne studiano molto di più, in media, degli uomini, perché sanno che per loro dopo sarà più dura dimostrare le proprie capacità. Le donne si impegnano molto di più, quando lavorano, perché quando commettono un errore a volte viene fatto pesare più che a un uomo. Perché il loro posto di lavoro è più precario dello stesso al maschile, dato che rischiano sempre di volere un figlio. Perché spesso vengono educate a non apparire troppo, a non mettersi troppo al centro dell’attenzione. “Altrimenti passi per gatta morta”, attiri l’invidia di tutti, degli uomini che subiscono complessi di inferiorità, che hanno il terrore dell’intelligenza dell’universo femminile, e delle altre donne, che non ce la fanno proprio a evitare le frecciate.
Per portare un esempio di donna di successo, la mia collega Chiara. Lei è gentile con tutti, con tutte, sa dimostrare le proprie capacità senza essere prepotente, sa farsi notare con qualche frase detta con stile al momento giusto. Lascia intendere di sapere più di quello che in realtà sa. Lei ha successo nel suo ambiente e la ammiro molto. Il suo capo ne è orgoglioso, tanto che in tono confidenziale mi invita a prenderne esempio. Ieri sorridendo come un ragazzino vantava la tenacia di Chiara, la spregiudicatezza, la sua audacia nel chiedergli e ottenere mezz’ore di passione nei luoghi più insospettabili. - Ma lei sicuramente lo fa perché ne è innamorata.