Ed ecco che iniziano di nuovo, ho cercato di ignorale in tutti i modi, ma niente. Le avvisaglie del Natale mi perseguitano. Torna E. dal mercato con un pacco di cioccolatini a forma di Babbo Natale – che schifo è di qualità scadente – accendo la tv e trasmettono film luccicanti ambientati a Natale, pubblicità fosforescenti di giocattoli per adulti e bambini, fumo allucinogeno. Spengo – voglio dimenticare che sarà Natale. Voglio addormentarmi sul divano e svegliarmi a maggio. Il primo maggio per la precisione, nel bel mezzo della manifestazione di Roma. Suona un cellulare con il Jingle, quel maledetto motivetto irritante e pungente. Esco, prima di frantumarlo, vado dal tabaccaio, e intanto già cala il buio: non si sfugge alle prime luci ad intermittenza che infestano le vetrine, non si sfugge al freddo che che ti costringe ad andare in giro come un pupazzo di neve e ti fa sudare appena entri in un locale. Non si sfugge al traffico e ai cinema che si affollano e non passano nulla di accettabile. Ai profumi carichi da donna e alle stoffe sintetiche elettriche, ai parenti che vogliono vederti tutti nello stesso momento quando vorresti solo riposarti. Il Natale ti si appiccica addosso come un lecca lecca sbavato e profumato e non puoi farci niente.