sovrarespiro

Chi sono

Utente: sphyria
Una donna sovrapensiero.
Si tratta di pensiero non verbale distribuito su due livelli.




Ogni tanto apro questo blog così, tanto per ricordarmi chi sono
anzi, chi non sono, perché questo blog a volte mi infastidisce
ogni tanto mentre gioco a calcetto mi fanno goal perché mi distraggo pensando a cosa scrivere su questo blog
ogni tanto parlo da sola pensando a un dialogo da scrivere su questo blog
perciò questo blog crea dipendenza
questo blog è un luogo comune
ogni tanto penso che distruggerei tutti i blog





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domenica, 21 maggio 2006

Il futuro mi lasciò
sto sulla spiaggia
d'Irlanda muta
 - d'orizzonte invisibile -





In nome della fascia bianca che ho in capo,
con rispetto ai tuoi piedi mi inchino.
Con la tunica immacolata sulle spalle,
con rispetto mi arrendo, in ginocchio ti saluto.

Alzati bianca vestale
sorridi alla luce del giorno
la perfezione traspare da ogni parte di te
respirare al suolo non ti si addic
e.





Non parlarmi, dunque, non parliamo,
ché le parole portano solo confusione, simulacri di sogni e invenzioni.
L'amore è una bugia che ti racconti, quando
pretendi che sia vera, ti disperi, ti arrabbi, crolli.
Perciò non parliamo, ché le parole costruiscono storie a strati,
diventa più difficile farle combaciare.

postato da: sphyria alle ore 19:00 | link | commenti (1)
categorie: prove di scrittura
giovedì, 18 maggio 2006

A me pare uguale agli dei chi a te vicino così dolce

suono ascolta mentre tu parli

e ridi amorosamente. Subito a me

il cuore si agita nel petto

solo che appena ti veda, e la voce

si perde sulla lingua inerte.

Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle,

e ho buio negli occhi e il rombo

del sangue alle orecchie.

E tutta in sudore e tremante

Come erba patita scoloro:

e morte non pare lontana

a me rapita di mente

 Saffo

 

 

Ci rivedremo
in una sera d'estate
tra luci infuocate e musiche flautate
e allora mi stringerai
ti stringerò.
Ci troveremo
una notte d'inverno
tra gelo e grigio e un vento eterno
mi guraderai
ti guarderò.
Ci riconosceremo
un mattino d'autunno
tra pioggia, foglie morte e silenzio
sorriderai
non fuggirai
non fuggirò.
 

 


postato da: sphyria alle ore 09:07 | link | commenti
categorie: letteratura
giovedì, 11 maggio 2006

E così ci sono cascato di nuovo. Per la seconda, la quinta, la trentesima volta, sono salito sulla torre. Mi sono alzato in piena notte, ho fatto le scale di corsa e sono arrivato, ancora con la testa che mi girava per le giravolte della scala a chiocciola, in cima.
La piccola soffitta era blu perla della luce della luna. Ho aperto la piccola finestra, fragile, per non dover respirare la polvere. Un vento d'estate mi accarezzava la faccia.
E così ci sono cascato di nuovo - pensavo - dentro questo sogno. Avevo promesso allo specchio di non farlo più. E' così caldo questo sogno, come una soffice coperta celeste. Seduto sul davanzale, non sento peso, volteggio nell'aria sopra i tetti azzurri per la luce della luna.
E attendo.
Lo attendo ancora questo sogno. Avevo promesso di non aspettarlo più.
Nel buio, lei siede accanto a me. Sento i suoi capelli lunghi mossi dal vento accarezzarmi il viso.
Attendo. E guardo la sottile linea delle sue guance, la superficie della sua pelle trasparente, i suoi occhi blu, forse neri, profondi della notte che ci avvolge.
Spingo lo sguardo fin oltre l'orizzonte e sento in un momento di non esser più me stesso, qui e ora, ma di essere in cima a una torre tre secoli fa, di guardare lontano i tetti di case più basse, di respirare lo stesso vento d'estate, passando la notte immerso in un dialogo silenzioso. Non abbiamo mai avuto bisogno di parole, io e lei, ci scambiamo sensazioni come aria espirata ed inspirata.
E ho paura, in cima a una torre, appoggiato a una finestra sottile.
Ho paura perché la pace soffice non dura se non in questo tempo dilatato, inesistente, ho paura ora che sono nel punto più alto di questa altalena di sensazioni, inebriato dalla vertigine, temo che la catena si spezzi e allora non cadrò a terra, ma rimarrò per sempre sospeso in questa dimensione, costretto a fluttuare in una pace ovattata, compatta, in compagnia di un essere etereo, intoccabile perché impalpabile. Del mio amatissimo fantasma.
Perfetta astrazione dell'amore.
postato da: sphyria alle ore 20:06 | link | commenti
categorie: prove di scrittura
lunedì, 08 maggio 2006

Immersi in luce lattea, frastuono di canzoni alla melassa da non poter parlare.
Sommersi da note sgocciolanti candide per non dover ridere, e gridare.
Sorrisi accennati, gesti convenzionali.
Non c'è nulla di gioioso in questa unione
se non la sposa

almeno lei si sente sicura, ora.
postato da: sphyria alle ore 21:17 | link | commenti
categorie: storie

Rosso e nero

Julien Sorel è stato il mio idolo adolescenziale, Il Rosso e il Nero, uno dei più bei romanzi che abbia mai letto. Forse il più bello, anche se non me la sento di assegnare il primo posto a un solo scritto. Julien è stato l'alter ego maschile, l'amico, l'esempio, l'irraggiungibile della mia giovinezza e lo è ancora. Forse nessun personaggio e nessun romanzo potrà mai occupare il suo posto, fa parte di me come il dna. Tutto questo nonostante il fatto che oggi, e solo oggi, me ne stupisco, tra una notizia del tg e un sorbetto al limone, ho capito perché alla fine il caro Julien muore. Non muore soltanto perché deve dimostrare che la società del 1830, per quanto ci si possa comportare in modo razionalmente impeccabile, nega ogni tipo di ascesa sociale. Non muore solo perché le lettrici che lo hanno amato tra le righe possano amarlo ancora più, commosse e dispiaciute dalla sua giovane morte. Muore anche, e soprattutto, perché era essenzialmente uno stronzo.
postato da: sphyria alle ore 20:56 | link | commenti (2)
categorie: letteratura
mercoledì, 03 maggio 2006

Sono cerchi di luce
spirali
bolle di vapore
polvere immobile
tra fili luminosi
fluttuano immuni al faticoso annaspare
postato da: sphyria alle ore 18:23 | link | commenti
categorie: prove di scrittura