sovrarespiro

Chi sono

Utente: sphyria
Una donna sovrapensiero.
Si tratta di pensiero non verbale distribuito su due livelli.




Ogni tanto apro questo blog così, tanto per ricordarmi chi sono
anzi, chi non sono, perché questo blog a volte mi infastidisce
ogni tanto mentre gioco a calcetto mi fanno goal perché mi distraggo pensando a cosa scrivere su questo blog
ogni tanto parlo da sola pensando a un dialogo da scrivere su questo blog
perciò questo blog crea dipendenza
questo blog è un luogo comune
ogni tanto penso che distruggerei tutti i blog





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martedì, 28 febbraio 2006

Immagini come miraggi
tremano di calore
Sei acqua
energia gorgogliante coscienza
Arti si materializzano oltre il confine
filo sottile che scorre
Semisfera lucida
due dita
una mano
un polso
riempie la sua forma
Una variazione di tono ti distingue dall'aria.
postato da: sphyria alle ore 21:51 | link | commenti
categorie: prove di scrittura
mercoledì, 22 febbraio 2006

È una giornata di sole, sembra primavera. Guido imboccando la tangenziale una domenica mattina, l’asfalto è bagnato e il cielo grigio, blu e azzurro di nuvole e cielo sereno. È un tratto brevissimo di tangenziale, quello che serve per raggiungere una spaziosa, luminosa villetta dove amici di famiglia dei miei zii hanno invitato altri loro vecchi amici, si prospetta un pomeriggio di ozio e noia e discorsi futili. Sono in ritardo – porca miseria – pure i carabinieri mi toccava beccare! In tre mi fanno accostare e chiedono i documenti. Tiro fuori dalla borsa il vecchio porta documenti – ho tutto: patente tesserasanitaria Bancomat tessere Arci Uisp Athena Card ecc – è un po’ rovinato. Tiro fuori la carta d’identità: si è tutta sgualcita. Anzi è proprio strappata! In tre parti per la precisione. - accidenti - Insospettiti i tre controllano tutti gli interni della macchina e guardano anche cosa c’è dentro lo zaino. Meno male che non ho sostanze sospette. Non contenti, mi seguono fino alla casa degli amici dei miei zii – pavimenti di marmo e cotto, donne eleganti e profumate, bambini, gli uomini disertano in giardino.
Cammino su e giù dal terrazzo al salotto iniziando a seguire vari discorsi e senza intervenire ad alcuno. I carabinieri sono entrati in casa, forse anche il loro comandante è un amico degli zii.
Poi, non li vedo più. Vorrei tornare a casa, magari accampo una scusa. Cerco la mia carta d’identità, non la trovo: ce l’hanno ancora loro. Come lo zaino con la mia felpa blu! Chiedo a qualcuno se li hanno visti, se sanno dove sono andati – hanno i miei documenti, le mie cose possibilecheentrigenteincasatua enessunoseneaccorgenésacosafaccia?? Parlottano di cose insensate indifferenti. Porca Troia! – almeno così smetteranno di chiacchierare.
Silenzio.
Ne segue una lavata di capo e un gentile invito della padrona di casa ad abbandonare la sua amata dimora – Respiro e mantengo il controllo. Forse ho esagerato. Di nuovo - No, scusa, veramente, mi dispiace, ma hai capito cosa mi è successo?
Segue disapprovata imbarazzata confessione.

postato da: sphyria alle ore 17:26 | link | commenti (1)
categorie: prove di scrittura
lunedì, 20 febbraio 2006

Un discorso

E tu, Torino, se la vita fosse un evento olimpico vinceresti una medaglia? intimano dall'alto i cartelloni pubblicitari della Coca Cola, sparpagliati qua e là nella nostra bella e modesta città. Uno slogan che ad un primo impatto sembra un po' anomalo - al massimo uno distoglie lo sguardo chiedendosi perché mai la multinazionale ci rivolga una domanda del genere - Un punto interrogativo sospeso.
Poi affiorano un senso di rabbia ed impotenza per questo. Anzi, forse non per questa frase in sé ma per il concetto che c'è dietro. Il solito antico liso concetto contemporaneo americano ottocentesco feudale - non so quante definizioni ci si possono legare. L'uomo è un animale, è aggressivo, intrinsecamente cattivo, la vita è una sfida, se non vinci non vali, se vinci vali. Quante persone ci cascano, quanti poveri aridi affaccendati impiegati, che giunti alla quarantina si sentono delle nullità, ingrassano, si distruggono. Se vinci vali se non vinci non vali. Quanti fervide giovani menti sono umiliate piallate svuotate da questo concetto instillato fin da piccoli nella loro coscienza, dai loro insegnati. Quanti brillanti menti distorte e denaturate da questa convinzione, ciò che potrebbe essere geniale diventa meschino, mediocre, ipocrita. Non c'è spazio per chi non è il primo, questi sfortunati possono solo ritirasi all'ombra in un angolo e illudersi che non sia così. E il mondo perde un'enorme ricchezza. Se non vinci non vali se vinci vali. E la mafia, immenso cancro che vende non droga, armi e prostituzione, ma servizi, si alimenta di questo concetto, vive grazie ad esso. La vita è una gara che devi vincere ad ogni prezzo, se non ci riesci, sei disposto anche a infrangere ogni tuo vecchio ideale. Sei costretto alla prevaricazione, perché non c'è chi condivide i tuoi principi o forse perché principi alternativi non ne hai mai neanche concepiti. E sei costretto a rendere ciò che ti circonda più vile, senza mai accorgerti che invece potrebbe essere molto diverso. Per tutta la vita ti dibatti nel fango, cercando di raggiungere un successo che non porterà alcun sollievo alla tua coscienza, circondato da persone che sono - che hai reso – aride, travolto in immenso vortice che si involve verso il prossimo Medioevo. Possibile che non si riesca a concepire niente di più interessante?
postato da: sphyria alle ore 17:53 | link | commenti (4)
categorie: storie
giovedì, 16 febbraio 2006

Pamphlet contro la famiglia

La nostra società è costruita sull'istituzione della famiglia.
Il nostro Stato è basato sulla famiglia.
È basato su un'istituzione che ora per la maggioranza delle persone è sinonimo di dovere.
E qui per proseguire il discorso si deve fare un passo indietro, per partire dall'amore e dal tradimento. Dal sesso e dai sentimenti. Fatto sta che l'innamoramento questo lo sappiamo tutti, non solo dura tutta la vita, ma spesso non supera neanche i due anni. E poi, cosa rimane? Affetto, rispetto, lealtà… senso del dovere. Dopo dieci anni di matrimonio il grande amore della tua vita è questo.
Perché le persone accettano tutto ciò, una condizione così innaturale di vita e forse anche triste? Ovviamente perché nella nostra società, che è urbana anche per chi vive lontano dalle grandi città, è uno dei pochissimi modi che si hanno a disposizione di non vivere in solitudine. Mi sacrifico ad un'auto-reclusione per avere in cambio la certezza di un tetto, di un nido caldo che mi accoglie ogni sera. Non mi è concesso di sperare – o immaginare – di più. Lo stesso identico discorso che fa – si fa – chi decidere di prendere i voti: sono sposato con Dio, dice. In effetti il ragionamento è lo stesso, semplicemente preti e suore scelgono di condurre una vita di comunità invece di una vita a due. (Il detto ragionamento esclude il sesso, me ne rendo conto, almeno a livello formale, perché su come vadano poi le cose concretamente non voglio metter becco - una scappatella se la perdonano entrambi).
Se ognuno di noi potesse veramente scegliere non più tra vivere da solo o in due, ma tra vivere da solo, in due o una terza via, sicuramente sceglierebbe quest'ultima. Perché la struttura dell'odierna società fatta di nuclei familiari legati ad altri nuclei familiari da legami di parentela o amicizia non ci rende felici. Siamo costantemente alla ricerca di altro, di qualcosa che spesso non sappiamo definire ma che alla fine è empatia. La struttura della società parcellizzata è innaturale, a differenza di quella primitiva delle tribù, o delle antiche famiglie contadine. Delle quali basterebbe cambiare però un particolare: le persone vivrebbero assieme nella stessa grande casa perché si sono scelte a vicenda.
Uniamo la libertà alla vita comunitaria ed ecco magicamente scomparire il bisogno auto - indotto di costruire una famiglia nucleare. Ecco trionfare l'antico mito della Comune.
postato da: sphyria alle ore 16:49 | link | commenti (6)
categorie: storie
venerdì, 10 febbraio 2006

Mi ero un po' disinteressata delle Olimpiadi. Che vuoi, vivo in un mondo parallelo.
Alle 17,00 affiora un pensiero: stasera c'è la cerimonia di inaugurazione!
Alla domanda "Sarà tanto difficile infilarsi, magari vantando accrediti mai posseduti?" i colleghi rispondono con accondiscendenza di sì, molto difficile. Infingardi, non mi avrete.
Telefono ad un' amica che abita in centro: da casa sua ha sicuramente una visione completa e chiara della situazione Olimpiade.
Risponde che è tutto blindato, che lei non si muove di casa stasera, ma se proprio ci tengo, di provare, se passo le perquisizioni e non mi credono una terrorista sprovveduta, chissà...
Stavo già per salire in macchina, quando incontro il Capo.
Non è il capo supremo a cui devo rispondere delle mie azioni, ma è Colui che Gode di Maggiore Stima da parte di tutti noi novellini. Non è alto, ma ha una grande testa rotonda.
"Dove vai?"
"Ad imbucami alla cerimonia di inaugurazione!"
"Fai pure. Alla fine è uno di quegli spettacoli di figura che avrai visto tante volte in televisione, quelli con le persone che fanno ginnastica, quelli che facevano anche a Pechino, o durante le cerimonie del Terzo Reich" dice senza alcuna espressione nè intonazione della voce.
.- - -
Non ci sono andata.

Ci sono momenti d'inverno in cui il vento gelido congela le caviglie, addormenta i neuroni e vorresti solo andare in letargo per un paio di settimane.

postato da: sphyria alle ore 22:39 | link | commenti (4)
categorie: storie
mercoledì, 08 febbraio 2006

sfera

Vita ovattata di sogni
sonni avvolti nel sangue
sono un felino invisibile

le stelle un concetto asserito nel gelo buio.

 

L’anima stritolata da lacci d’acciaio

ho bisogno di nemici
l’orgoglio mi è padrone

mentre mormoro come un mantra un vecchio dramma

 
Non taglio mai i rami secchi
non vivo d’inerzia:
mi osservo compiaciuta morire.
 

Muri di sofferenza nati con il tempo

visioni di morte

sangue

terrore

fughe

palpitazioni

lame fresche scivolano nella carne

trappole e catene.

 
Poi la sublimazione
 

i fili della vecchia trama nel vento

 

aspetto, ammuffisco e raggrinzisco

 

contraggo le pupille immagino una via

sono una sagoma bianca
inerme sulla superficie sferica

in faccia l’alba lattea, fredda, rarefatta.

 

 

postato da: sphyria alle ore 21:36 | link | commenti
categorie: prove di scrittura