È una giornata di sole, sembra primavera. Guido imboccando la tangenziale una domenica mattina, l’asfalto è bagnato e il cielo grigio, blu e azzurro di nuvole e cielo sereno. È un tratto brevissimo di tangenziale, quello che serve per raggiungere una spaziosa, luminosa villetta dove amici di famiglia dei miei zii hanno invitato altri loro vecchi amici, si prospetta un pomeriggio di ozio e noia e discorsi futili. Sono in ritardo – porca miseria – pure i carabinieri mi toccava beccare! In tre mi fanno accostare e chiedono i documenti. Tiro fuori dalla borsa il vecchio porta documenti – ho tutto: patente tesserasanitaria Bancomat tessere Arci Uisp Athena Card ecc – è un po’ rovinato. Tiro fuori la carta d’identità: si è tutta sgualcita. Anzi è proprio strappata! In tre parti per la precisione. - accidenti - Insospettiti i tre controllano tutti gli interni della macchina e guardano anche cosa c’è dentro lo zaino. Meno male che non ho sostanze sospette. Non contenti, mi seguono fino alla casa degli amici dei miei zii – pavimenti di marmo e cotto, donne eleganti e profumate, bambini, gli uomini disertano in giardino.
Cammino su e giù dal terrazzo al salotto iniziando a seguire vari discorsi e senza intervenire ad alcuno. I carabinieri sono entrati in casa, forse anche il loro comandante è un amico degli zii.
Poi, non li vedo più. Vorrei tornare a casa, magari accampo una scusa. Cerco la mia carta d’identità, non la trovo: ce l’hanno ancora loro. Come lo zaino con la mia felpa blu! Chiedo a qualcuno se li hanno visti, se sanno dove sono andati – hanno i miei documenti, le mie cose possibilecheentrigenteincasatua enessunoseneaccorgenésacosafaccia?? Parlottano di cose insensate indifferenti. Porca Troia! – almeno così smetteranno di chiacchierare.
Silenzio.
Ne segue una lavata di capo e un gentile invito della padrona di casa ad abbandonare la sua amata dimora – Respiro e mantengo il controllo. Forse ho esagerato. Di nuovo - No, scusa, veramente, mi dispiace, ma hai capito cosa mi è successo?
Segue disapprovata imbarazzata confessione.
le stelle un concetto asserito nel gelo buio. L’anima stritolata da lacci d’acciaio mentre mormoro come un mantra un vecchio dramma Muri di sofferenza nati con il tempo visioni di morte sangue terrore fughe palpitazioni lame fresche scivolano nella carne trappole e catene. i fili della vecchia trama nel vento aspetto, ammuffisco e raggrinzisco contraggo le pupille immagino una via in faccia l’alba lattea, fredda, rarefatta.