- Lui non sa
delle infinite pianure che si spalancano dietro ai suoi occhi
scrigni di cristalli segreti
anfratti lanosi di ragnatele popolati da mostri feriti
anse di palude poliedri di parole
correnti di fuoco valicanti l'etere
alghe marce gomitoli di domande e risposte
trappole nascoste nelle più ridenti ghirlande di fiori
nelle più comuni apparizioni.
- Lei intuisce
fasci fiochi di luce
linee rette, colorate, spezzate
poesie serrate in scatole di pietra
geometrie, ricami
vento tiepido
- Banalità e caffè -
e sfiora un filo di serenità.
Lui misura le parole con matrici tonde.
Lei immagina un pesante monolite
collegato
Fugge ancora nel suo corridoio buio.
Non ho bisogno di denaro
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti...
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia
la pesantezza delle parole,
Siete solo dei bambini
o degli stanchi disillusi.
La disillusione uccide. Il futuro è un sogno
che la disillusione uccide.
La realtà è una storia
che il cinismo rende vuota.
Che l'egoismo rende vana.
Punti tanto in alto ma ti sputi sulle scarpe.
Insegui fili tracce di storie che non combaciano più.
Una forma originale non fa di te una persona meno banale.
Il futuro è un sogno che la forma uccide.
Le tue menzogne non sono menzogne, Sabina.
Sono frecce scagliate dalla tua orbita con la forza della tua fantasia.
Ad alimentare illusioni.
A distruggere realtà. Ti aiuterò: sarò io a inventare menzogne per te
e con esse attraverseremo il mondo.
Conosco soltanto la paura, è vero,
una paura tale da soffocarmi, da lasciarmi stupefatta e senza fiato,
come se mi mancasse l'aria, e a volte non riesco nemmeno a sentire,
divento improvvisamente sorda al mondo.
Batto i piedi e non sento niente,
grido e non sento nemmeno il mio grido.
Tremava dal desiderio di non gridare,
uno sforzo così grande da farla restare immobile,
il sangue scomparso sotto il pallore del suo viso.
Lottava contro la morte che si approssimava:
non amo nessuno, nemmeno mio fratello.
Amo soltanto quest'assenza di dolore,
questa fredda, neautra assenza di dolore.
Anais Nin
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi
percorsi, chi non cambia la marca, il colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini
sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli
occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova
grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno
sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
Pablo Neruda
Due adolescenti sull'asfalto
Birra e sigaretta
- Il mondo merita solo disprezzo
- Sì
- Non è pronto per l'anarchia. Né mai lo sarà
- Non ancora
Gli sguardi sono linee che si intersecano si perdono nel vuoto.
Una notte di pece aggressiva intorno, due adolescenti sulla soglia.
Guardano gli uomini e le donne: sono due vecchi sciamani.
Ho letto la fiaba di Dürrenmatt - ogni uomo pulisce il proprio cortile per salvare la città sommersa dal letame – a sorrisi accondiscendenti. Vacillavo. Poi la lingua cadde riversa in gola e mai più si mosse.
Una notte di pece graffiata da rumori d'automobile. Le mie ossa non hanno pace. Ora che nuoto nella melma e l'attrito è fatto di lacci che succhiano energia. Ora che l'epidermide diviene melma. Diviene muffa che conquista gli organi interni, fa il corpo gonfio e marcio. Ora che boccheggiando intuisco i riflessi della luna alta nel cielo. Quell'immagine echeggia nel mio cranio. Quell'immagine echeggia forte nel cranio.
Vorrei essere nato quando il sole
squarciava le foreste, e tra animali
tremendi l'uomo abitava le gole
Oscure caverne, e le abissali
ferite della carne - non le suole
bucate, il pongo, le semifinali
A volte - raramente - si ferma accanto a me, il viso nascosto dalla barba.
Mi guarda con occhi misteriosi
sfiorandomi volta le spalle
e il suo profumo è ancora qui.
Il Tempo ogni volta mi sfugge
non può fermarsi è nella sua natura
consumarsi veloce ed eterno insieme
nessuno lo può trattenere.
Ma il Tempo ti è amico, sussurra il vento,
perché ti ha reso la parola
come un miracolo l'attendevo.
Ho negato a me stessa ogni più piccolo cedimento,
sono colonne di cemento che al terremoto rispondono senza crepe
ho stalattiti nella gola.
Ho finto di piangere altrove e una stupida resina mi ricopre.
Non piangerò per te
non piangerò più per te
non entrerò più nel tuo castello di vetro
nel tuo mondo distorto da giochi di specchi.
Malato incantesimo orfano della sua magia
tenace linfa vischiosa nelle vene
stordisce - fumo aromatico incenso.
Nella notte dei tempi con terrore, ancora con il petto rigonfio e il mento alto,
presagi indicarono l'inganno
ma poi cedetti presto all'illusione, anzi audace trampolinista mi ci gettai
e quando la fiaba vacillava ero io a migliorarla inventarla violentarla
a stringerci entrambi con strisce di gomma che tu
avevi tagliato incollato con strati di pavidi silenzi e bugie
che ti gettano in labirinti
che mi rendono impotente
i pugni non hanno più forza
di stringersi attorno alle dita
di conficcare unghie nei palmi
a fermare le tue braccia che imprecando contro i fantasmi
brandiscono acciaio a distruggere tutto
a distruggere me.
E ora ho il capo chino
non ho forza di affrontarti
di difendermi davanti al tribunale corrotto.
Così non ti accorgerai mai di essere stato un gorilla impazzito.
Cercavo il mio orsacchiotto quando ti ho trovato
ora fatico a camminare sui tacchi in strade di pietra.